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L' Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti è l’unica associazione nazionale che rappresenti le ragioni dei cittadini atei e agnostici. L’UAAR è indipendente da partiti o da gruppi di pressione di qualsiasi tipo. A Grosseto ci riuniamo ogni lunedì alle 17.00. Contattaci e scrivici: uaargrosseto@gmail.com

sabato 22 ottobre 2011

Perché sei ateo o agnostico?

L'UAAR è l'unione degli atei e agnostici razionalisti.

Ma cosa significa per te essere ateo o agnostico (o incredulo, laico, non credente, indenne dalla religione...)? 
Perché ti sei iscritto (o stai pensando di iscriverti) all'UAAR? 

Abbiamo voglia di scoprire la nostra origine comune, la cosa che ci unisce alla base. Aspettiamo i vostri numerosi commenti!

12 commenti:

  1. Sono atea per nascita, mi è stato insegnato che il pensiero razionale e scientifico è l’unico modo per essere liberi e autonomi. Non conosco altri modi di pensare.
    Sono cresciuta in una famiglia letteralmente senza Dio, la religione non mi è stata insegnata né ”inculcata”.
    Ho conosciuto la religione/chiesa/prete/ a scuola, e l’ho sempre vissuta come motivo di diversità, naturalmente la diversa ero io. Alle scuole elementari (in una classe di 10 bambini, paesello di 800 abitanti, 20 anni fa) ero l’unica esonerata dall’ora di religione. Alcuni miei compagni mi chiamavano “figlia del diavolo” perché non passavo la comunione e perché non ero battezzata (Io non sapevo neanche chi fosse il diavolo o il battesimo).
    Per evitare di passare le lezioni di religione in corridoio da sola, alle scuole media ho dovuto parteciparvi anche io; l’ora alternativa è tutt’oggi un privilegio di poche scuole.
    Qualche anno fa, il prete del paese (che abita di fronte casa mia) mi ha chiamato “fuori legge” perché non sono sposata ma convivente; e ha raccontato durante la messa che la mia casa è stata l’unica del paese a non essere benedetta.

    Non mi riterrò soddisfatta finché la chiesa cattolica deciderà anche per me, su come dobbiamo nascere, vivere e morire; finché anche le mie tasse serviranno per mantenere la chiesa, pagare gli insegnanti di religione, i preti, le parrocchie, la curia, i privilegi vaticani,ecc.; finché volenti o nolenti in ogni piccolo/grande paese la vita quotidiana di ognuno giri sempre intorno al prete.

    Per questo mi sono iscritta all’Uaar, perché credo che il mio paese possa cambiare e che la laicità diventi un sentimento insito nello Stato.

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  2. Sono ATEO perché la religione si scontra con tutta la cultura scientifica con cui mi sono formato, entra in contraddizione costante con le mie conoscenze di
    biologo, di astronomo, di naturalista.
    Perché essendo omosessuale non sopporto di essere additato come sbagliato solo perché lo dice un libro scritto 2000 anni fa.
    Perché trovo che la Chiesa, con la scusa della religione, si sia appropriata di un potere economico e politico esagerato, sfruttando il livello culturale generalmente basso delle fasce più deboli della popolazione.

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  3. Io non so neanche bene che cosa sia, sono prima di tutto laico e poi forse agnostico, insoma la religione è una cosa che mi tocca pochissimo. Credo però fermamente che una nazione moderna e democratica non debba fare leggi in base al credere religioso, anche se è quello seguito dalla maggior parte dei votanti, credo che nella vita certi diritti siano di tutti e non solo della componente cattolica o cristiana del paese e che comunque ognuno possa scegliere secondo la propria coscenza e non secondo la morale e la fede di altri(vedi diritti degli omosessuali, delle coppie di fatto, la fecondazione artificiale e il testamento biologico). Inoltre anche ammettendo che Cristo possa essere esistito e che i vangeli siano stai scritti dagli apostoli credo che sia assurdo usarli come metro di giudizio di una società che vive 2000 anni dopo. Quello che poi dicono non corrisponde affatto all'interpretazione attuale della chiesa che di volta in volta ha cambiato l'esegesi in base a ciò che in quel momento gli faceva più comodo..............mi pare un po' come interpretare "il Signore degli anelli" e trarne leggi sulla morale e di comportamento sociale!

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  4. Sono atea per scelta, per coerenza, per identità. Nessuno mi ha insegnato ad esserlo, ho dovuto cercare, impegnarmi, provare. Famiglia molto bigotta, soprattutto superstiziosa. Non uscire dalle regole non fare cose diverse, non fare vedere che non fai ciò che gli altri si aspettano che tu faccia. Così il catechismo, la comunione, le preghiere a scuola, tutte le domeniche in chiesa.... poi le domande, i dubbi, la scelta di non dì fare la cresima.... Poi l'obbligo di cambiare ... il conflitto che nasce tra ciò che sei e ciò che gli altri vorrebbero che tu fossi, la paura di deludere coloro ai quali vuoi bene... ed allora altre prove....Frequentazione con CL ( .... i buoni per la comunità che frequentavo e soprattutto per i miei) e poi altre domande, altri dubbi.... mai nessuna risposta. Allora simpatie radicali, studi, filosofia, cortei, ma sempre la sensazione di fare qualcosa di sbagliato. E tutti sempre a dire non si fa, sarai punita, si apriranno le porte dell'inferno.... Così la scelta del matrimonio in comune, i figli senza comunione nè cresima e niente catechismo..... Sempre la paura di sbagliare, di essere diversa. Timore di dire per me dio non esiste... dagli altri mai nessuna comprensione. "non è possible, nessuno pensa così"..... e poi siete arrivati voi e per me tutto è cambiato. Il pensiero dominante è stato: " finalmente altri come me... e sono persone normali, e lo dicono, e non hanno paura!!!". Che cosa bellissima!!! :-).

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  5. Il mio essere ateo è istintivo. Quando si è da soli con sé stessi, prima di addormentarsi o in altri momenti simili. Ci sono le cose che ci tornano e quelle che non ci tornano. Ecco, dai dieci anni in su non mi tornava che esistesse l'eternità, anche se era una piacevole illusione.
    Non mi tornava che dopo la morte qualcosa di indefinibile potesse staccarsi dal corpo e andare chissà dove. Io questa cosa dentro il corpo non me la sento e sono certo (una certezza che riguarda solo me, non deve essere universale, questo ci tengo sempre a precisarlo) che una volta morto non tornerò più e non vedrò più nulla.
    Le varie risposte scientifiche le ho incontrate molto più tardi, sono andato a cercarle o le ho scoperte per caso. Comunque ammetto di essere molto ignorante in materia. Questo è un difetto, soprattutto per la mia cultura. Anche delle religioni non cristiane conosco poco e forse sarebbe bello studiarle e analizzarle.
    Soltanto per conoscenza però, non per diventarne adepto, non ne sarei capace.
    Non ho mai nascosto il mio ateismo, per fortuna non rischiamo il rogo, però ne sono sempre stato riservato, chi mi conosce lo sa e quasi sempre la questione finisce lì. Non perché me ne vergogni, soltanto perché non amo le discussioni a riguardo. Troppa gente non sa perché è credente e non sa che se fosse nata in un altro luogo avrebbe abbracciato con lo stesso entusiasmo un'altra religione, magari con dottrine completamente opposte. E allora che vuoi dirle? Molto meglio cambiare argomento e sorvolare.
    Essere e sentirmi ateo mi ha fatto anche sentire diverso. Mi ha fatto sentire minoranza e mi ha fatto amare le minoranze. Mi ha fatto giudicare le persone dopo averle conosciute e non in base alla lingua, al colore della pelle o alla nazionalità. Mi ha fatto andare fuori dai luoghi comuni, mi ha posto domande da rispondere dopo una riflessione.
    Diciamo che essere ateo per me è stato un bene. Un bene istintivo, che poi ho sviluppato crescendo.
    Cherubino

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  6. Molti anni fa, a Milano, il latte della Centrale riportava in evidenza la scritta “indenne da TBC bovina”. Oggi suonerebbe ridicolo, ma ai tempi la tbc era ancora una memoria ben presente in molte famiglie e sembrava opportuna, e qualificante, una scritta esplicita.
    Oggi la mia autodefinizione è “indenne da religione” per motivi analoghi, e spero che venga un giorno in cui il fatto religioso perderà rilevanza sociale, così che dichiararsi “indenne da religione” non sia più rilevante.
    Il termine “ateo” ha invece attualmente una connotazione sminuente, con quell'a- privativo rispetto ad un dio così pervasivamente disseminato nella nostra cultura. Vorrei quindi definirmi ateo solo in una (futura) società dove la divinità non è necessariamente un termine di riferimento positivo.
    La mia concezione immanente della realtà mi accompagna dai primi anni d'infanzia. Fino all'adolescenza ho accettato e messo in atto i precetti della religione in cui sono stato educato, riservandomi di capire “da adulto” le profonde verità contenute; tuttavia all'età di 15 anni ho abbandonato ogni remora, trovando ormai inaccettabile qualunque visione trascendente dell'esistenza.

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  7. Sono Ateo praticamente dalla nascita, i miei genitori erano atei e non mi sono mai posto il problema dell'esistenza di una entitá superiore, per me il mondo era semplicemente quello che era, i religiosi erano semplicemente persone che credevano in qualcosa che non capivo e che non mi interessava. Ebbi il mio primo impatto sul problema della religione a 15 anni quando mi trasferii da mia Nonna per motivi di studio. Lei era una vecchietta gentile, tenera e dai modi molto cortesi, andavamo molto d'accordo, il suo unico difetto era di essere tremendamente bigotta. Nei primi tempi insisteva sempre che dicessi qualche preghiera insieme a lei, io non capivo il senso di pregare qualcuno di cui non credevo nemmeno l'esistenza e rifiutavo gentilmente le sue suppliche. Quando queste si facevano troppo insistenti le proponevo di leggere insieme a lei la Bibbia (era praticamente cieca, scriveva male e leggeva peggio) che alla fine, essendo il testo piú importante della religione cattolica, risvegliava in me qualche interesse, insomma avevo voglia anche io di sapere che cavolo ci fosse scritto dentro questo benedetto libro sacro. Non ci misi molto ad accorgermi che in veritá a lei non gle ne fregava niente; si distraeva spesso, cambiava argomento, parlava d'altro e, molto spesso, si addormentava. Non riuscivo allora a spiegarmi come fosse possibile che una religiosa come mia nonna, capace di passare ininterrottamente diverse ore ad ascoltare radiomaria, potesse addormentarsi dopo poche righe del libro piú sacro della sua religione.
    Ma questa non é una problematica di questi anni, giá nel 1500 Erasmo da Rotterdamm denunciava come la chiesa identificasse nel buon cristiano colui che si dedicasse totalmente a pratiche esteriori di devozione come andare in chiesa, recitare i salmi, digiunare, anche senza una interiore convinzione. Non era insomma necessario dimostrare i valori di cristo quali la misericordia, la caritá, l'altruismo verso il prossimo ecc.... E se questa era nel 1500 una tendenza oggi é di fatto una regola e questo rappresenta semplicemente il grande fallimento della religione cattolica.
    Per pietá verso il coraggioso lettore di questo lungo e noioso commento taglio bruscamente con una citazione dal libro "Il cimitero di Praga" di Umberto Eco che meglio di tutto il lungo testo qui sopra racchiude il mio pensiero: "L'uomo non sará libero finché l'ultima pietra dell'ultima chiesa non sará caduta sull'ultimo prete morto".

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  8. Sono agnostico perchè non so se c'è o meno una divintà creatrice dell'universo e giudicatrice dell'uomo. E poi con quale metro giudicherebbe? Sospendo il giudizio...

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  9. Avete presente la confessione? Si può far sentire in colpa un banbino perchè ha peccato? Secondo me la mia "conversione" parte da qui. Da 14 anni in poi ho incominciato gradualmente a liberarmi. Perchè secondo me religione fe rima con oppressione. E ora che grezie all'UAAR mi sono sbattezzata, sento che la mia liberazione è compiuta. Grazie .

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  10. Battezzato, catechizzato,collegio suore, preti ...ero uno zombie! A 17 anni ho capito, rotto le catene, scappato dal gregge. Tutta la vita contro corrente. Comunista! Mi sono sbattezzato. Ateo! La chiesa è un parassita: fa pagare i suoi privilegi anche a chi cattolico non è. Impone i suoi simboli dappertutto. Condiziona la politica per suo tornaconto. Sono ateo e anticlericale perchè finchè la chiesa manterrà il suo potere, noi non saremo mai liberi del tutto e la nostra sarà una democrezia a metà.

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  11. Sono agnostico perché non mi pare scientifico escludere con certezza l’eventualità di uno o più dei. Ma è un’ipotesi che reputo estremamente improbabile; per orientamento: stimo un milione di volte più verosimile che discendiamo dagli extra terresti; cui attribuisco una probabilità su un milione. Insomma, assegno circa una probabilità su un trilione all’esistenza di divinità.

    Sono agnostico perché, anche in quel remoto caso, certamente le divinità non corrispondono a nessuna delle diverse descrizioni che ne fanno le religioni.

    Sono agnostico perché è di tutta evidenza che è sufficiente raccontare delle fiabe a un bambino e – ripetendole e confermandole per qualche anno - ci crederà per tutta la vita. Il nostro fervente cattolico sarebbe musulmano se fosse nato duemila km più a sud, e viceversa. Fortunatamente per alcuni profittatori, gli esseri umani sono animali creduli: si bevono di tutto.

    Sono agnostico perché da bambino il prete dell’oratorio non seppe rispondere alla domanda “ma se dio è fatto come noi farà anche la cacca”.

    Sono agnostico perchè i diversi paradisi religiosi si basano sul pensiero magico, che complica assai la convivenza umana. Ovvero perché da trent’anni mi occupo di metodologie decisionali e fatico a giustificare chi delega le scelte importanti ai propri idoli. E vorrebbe pure che io facessi altrettanto!

    Sono anticlericale perché quell’ipotetica divinità non dovrebbe ragionevolmente aver bisogno di piazzisti, perché ho studiato la storia delle religioni e ho ben chiari i gravissimi danni che ancora oggi quelle credenze provocano in tutto il mondo.

    Sono iscritto allo Uaar perché non sopporto di dover pagare le spese a preti e suore, perchè sogno l’abolizione del concordato in Italia e perché vorrei che il livello generale del dibattito politico internazionale facesse un salto di qualità. Irridere le fanfaluche religiose mi pare il primo passo perché condivido la legge di Simic:

    L'idea stessa di gerarchia e le istituzioni che la sorreggono dipendono dalla mancanza di senso dell'umorismo. È proibito parlare della dimensione ridicola dell'autorità. La chiesa, lo stato e l'accademia sono perfettamente d'accordo al riguardo. (Charles D. Simic ha vinto un premio Pulitzer per la poesia).

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  12. "Sono ateo perchè i miei genitori sono atei", almeno questo pensavo fino a qualche anno fa. Questo pensiero mi era venuto spontaneo poichè più o meno queste erano le risposte dei miei amici credenti. Poi ho iniziato a supportare il mio ateismo con basi più solide, sia di storia, di logica e di razionalità.Il mio ragionamento trova sempre più riscontri. Credo che l' uomo non abbia bisogno di dio o simili, basta vedere cosa ha prodotto la religione e cosa ha prodotto il libero pensiero

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